Addio a Robert Redford, il cinema mondiale perde un gigante: “Com’è morto”

Robert Redford è stato uno dei volti più riconoscibili e amati del cinema americano del Novecento. Con il suo carisma naturale, il sorriso magnetico e la capacità di interpretare personaggi complessi senza mai risultare artificioso, ha segnato un’epoca e contribuito a definire l’immaginario di Hollywood. La sua carriera ha attraversato oltre cinque decenni, passando dai ruoli iconici del giovane ribelle agli impegni come regista, fino al riconoscimento come punto di riferimento morale e culturale nel panorama cinematografico mondiale.
Nato a Santa Monica, in California, nel 1936, Redford aveva iniziato a farsi notare negli anni Sessanta, imponendosi rapidamente come star grazie a film che univano azione, dramma e una grande intensità emotiva. Il successo arrivò in modo dirompente con pellicole come Butch Cassidy al fianco di Paul Newman, e proseguì con una lunga serie di capolavori che ancora oggi vengono studiati e amati dal pubblico di tutte le generazioni. La sua immagine di attore bello e talentuoso, mai superficiale, lo rese un simbolo della Hollywood dorata, ma anche un interprete capace di scelte coraggiose.

Addio Robert Redford
Negli anni Settanta arrivarono i riconoscimenti più grandi, con ruoli che lo consacrarono definitivamente: da La stangata (1973) a Corvo rosso non avrai il mio scalpo! (1972), fino a Tutti gli uomini del presidente (1976), film che raccontava il caso Watergate e che segnò la storia del cinema politico. Redford riuscì a coniugare l’eleganza della star con l’impegno civile, scegliendo spesso storie che avevano anche un valore sociale e culturale. Non fu solo un divo da copertina, ma un artista con una visione, interessato al mondo e ai suoi cambiamenti.

Accanto alla sua carriera di attore, Redford fu anche un regista raffinato e rispettato. Nel 1980 vinse l’Oscar alla regia per Gente comune, un film che affrontava i traumi e le fragilità della vita familiare con una delicatezza rara. Ma forse il suo contributo più duraturo è stato la creazione del Sundance Film Festival, che fondò nello Utah e che ancora oggi rappresenta una delle più importanti vetrine internazionali per il cinema indipendente. Con questa iniziativa, Redford aprì la strada a nuove generazioni di registi e attori, dimostrando di credere profondamente nell’arte come strumento di libertà.

L’attore si era progressivamente ritirato dalle scene negli ultimi anni, scegliendo apparizioni più rare ma sempre significative. A 89 anni, martedì mattina, la sua vita si è interrotta nella sua casa nello Utah, dove è morto nel sonno, secondo quanto riferito dall’agenzia che lo rappresentava.
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