*ULTIM’ORA* Piano di pace per il Medio Oriente. Punto stampa del Presidente Giorgia Meloni

È una dichiarazione che potrebbe segnare una svolta in una delle crisi più complesse del nostro tempo. “Questa è certamente una giornata storica”, ha dichiarato una Giorgia Meloni visibilmente orgogliosa, durante una conferenza stampa improvvisata che ha conquistato le cancellerie di tutto il mondo. Al centro di questo annuncio sensazionale: un nuovo piano di pace per il Medio Oriente, uno sviluppo che il Presidente del Consiglio italiano non ha esitato a definire “un grande successo per Donald Trump”.
In un discorso denso e strategico, la signora Meloni non si è limitata a commentare gli eventi attuali, ma ha anche attivamente posizionato l’Italia come un attore chiave nell’attuazione di questo fragile accordo, che porta una speranza che non si vedeva “da molti, molti anni”.
Celebrando quello che considera il “più grande successo diplomatico” di Donald Trump fino ad oggi – augurandogli ulteriori successi, a partire dall’Ucraina – Giorgia Meloni ha rapidamente ampliato la cerchia dei ringraziamenti. Ha reso omaggio al duro lavoro dei mediatori, citando in particolare il Qatar, il presidente egiziano Sisi, che ha ospitato l’evento, e il presidente turco Erdogan. Questo riconoscimento delinea un accordo negoziato su più fronti, in cui l’amministrazione americana ha potuto contare su potenze regionali chiave.

Per Meloni, questa svolta è anche un “riconoscimento” del lavoro discreto ma costante svolto dall’Italia negli ultimi mesi. Un lavoro incentrato sugli “aiuti umanitari alla popolazione di Gaza”, ma anche sul “sostegno costante e silenzioso” agli sforzi politici volti alla cessazione delle ostilità. Oggi, il silenzio è rotto. L’Italia, afferma in sostanza, è pronta a uscire dall’ombra e “fare la sua parte” su tutti i fronti.
E l’offerta di servizi di Roma è, a dir poco, completa. Lungi dal limitarsi a dichiarazioni di principio, il Primo Ministro ha dettagliato un piano di impegno articolato in più parti, dimostrando che il suo governo aveva già preparato il terreno.
Sul fronte umanitario, l’iniziativa “Cibo per Gaza” proseguirà e verrà intensificata. Ma è nel settore sanitario che l’Italia intende fare la differenza. Oltre all’evacuazione in corso di bambini bisognosi di cure negli ospedali italiani, Roma si dichiara pronta a dispiegare “strutture sanitarie” direttamente sul territorio. La Protezione Civile, la Croce Rossa Italiana e le Forze Armate sono “già pronte a intervenire”.
Sul fronte della sicurezza, Meloni ha ricordato un fatto spesso trascurato: i carabinieri italiani addestrano da anni la polizia palestinese a Gerico. L’Italia non solo è pronta a “implementare questa presenza”, ma sta anche valutando un passo molto più decisivo: la partecipazione a una “forza di stabilizzazione”.
Consapevole dell’importanza di una simile dichiarazione, ha subito chiarito che questo impegno avrebbe richiesto “l’approvazione parlamentare”. Ma, in un appello all’unità nazionale su questa questione cruciale, si è detta “certa che questa volta potremo votare all’unanimità”. Una scommessa politica audace che mira a superare le consuete divisioni in nome della pace.
Infine, nell’immenso progetto di ricostruzione, Roma si posiziona come leader, pronta a mobilitare la sua Cooperazione allo Sviluppo ma anche, e questo è fondamentale, il suo “settore privato”, sottolineando l’”enorme” quantità di lavoro che verrà.
L’obiettivo finale, ribadito con forza da Giorgia Meloni, resta “una pace seria, duratura e giusta” basata sulla “prospettiva dei due Stati”. È questa la bussola che deve guidare questo “lunghissimo cammino”, di cui oggi costituisce solo la “prima fase”.
Interrogata sul riconoscimento di uno Stato palestinese, questione scottante per la diplomazia europea, la sua risposta è stata di assoluto pragmatismo. Se il piano verrà attuato, “è certo che [il riconoscimento] sarà più vicino”. Collega quindi l’atto diplomatico a risultati concreti sul campo, fedele alla linea che si è prefissata.
Allo stesso modo, quando i giornalisti hanno tentato di collegare la ricostruzione di Gaza al “Piano Mattei” per l’Africa, il progetto di punta del suo mandato, li ha corretti con gentilezza ma fermezza. “Il Piano Mattei è per l’Africa. Geograficamente, la Palestina è un’altra cosa”. Tuttavia, ha subito aggiunto che i “modelli” di sviluppo a 360 gradi sperimentati nell’ambito del piano africano “possono certamente essere replicati” a Gaza. Un modo intelligente per mantenere la coerenza strategica rispettando al contempo il quadro geografico delle sue iniziative.
Ma il messaggio principale di Giorgia Meloni non era solo di speranza; era un pressante invito al realismo. Il rischio maggiore, ha insistito, “è la mancanza di pragmatismo”. Di fronte a una “enorme opportunità” che “fino a pochi anni fa potevamo solo sognare”, il tempo delle prese di posizione è finito. “Dobbiamo essere molto lucidi”, ha insistito, invitando tutti a “evitare qualsiasi cosa possa infiammare gli animi e qualsiasi cosa possa rappresentare un alibi”.
Rifiutando qualsiasi discussione sulla composizione di un futuro governo di transizione, ritenendola “prematura”, il Primo Ministro ha insistito sul fatto che “questo è il momento di lavorare, non di mettersi in prima fila”.
Posizionandosi in questo modo, Giorgia Meloni gioca una carta importante. Ribadisce lo status dell’Italia come “nazione rispettata, stimata nella regione, che riesce a dialogare con tutti”, ma “con franchezza” e puntando ai “risultati”. Consolida l’alleanza con Donald Trump, rendendosi indispensabile per i mediatori arabi. Offre una roadmap concreta, coinvolgendo le forze armate, l’economia e la diplomazia del suo Paese. L’Italia, sotto la sua guida, non è più un semplice membro dell’Europa o della NATO; punta a essere un perno, un “facilitatore” pragmatico e indispensabile nel cuore del Mediterraneo allargato. L’ottimismo c’è, ma il compito, come ha concluso, è immenso. L’Italia è pronta.
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